Sessantamila persone in ventiquattr’ore.
È il numero degli arrivi irregolari a Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco, tra giovedì e venerdì scorsi. Migliaia di persone hanno scavalcato le barriere o hanno attraversato lo stretto a nuoto. Almeno 57 sono morte in mare. Quasi 48.300 sono già state rimpatriate. È la crisi migratoria più grave nella storia recente della Spagna.
La risposta del governo Meloni è arrivata in poche ore: sospensione di Schengen con la Spagna. Controlli di frontiera ripristinati nei porti e negli aeroporti, codazzo di dichiarazioni muscolari da Tajani e Salvini, e la premier che parla di “minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei”.
C’è un problema. Ed è enorme.
Pedro Sánchez ha risposto pubblicando i dati Frontex sugli ingressi irregolari in Europa dal 2021 al 2026. Il Paese con il numero più alto non è la Spagna. È l’Italia: quasi 480mila ingressi, più dei Balcani occidentali, della Grecia e della Spagna messi a distanza.
Applichiamo allora fino in fondo il principio Meloni: se un flusso migratorio squilibrato giustifica la chiusura di Schengen verso chi lo subisce, il resto d’Europa dovrebbe sospendere Schengen con noi. Da anni. Non lo ha mai fatto nessuno, perché non è così che funziona la solidarietà europea. Lo sa benissimo anche Meloni, che nel 2023 supplicava von der Leyen di venire a Lampedusa dopo 6mila sbarchi in un giorno.
Nel frattempo la crisi è diventata un caso globale, grazie a Elon Musk. Il proprietario di X ha pubblicato una scena del film World War Z, quella della folla che scavalca il muro, con la didascalia “la situazione in Spagna sembra pazzesca”. Poco dopo ha rincarato: “Scherzavo, questo è il vero video”, allegando le immagini reali di Ceuta. Ha aggiunto che la stessa cosa succedeva “in America sotto Biden”.
Il leader mondiale della destra tecno-populista che riduce persone in fuga a orde di non morti, e lo fa con la leggerezza di un meme. Da lì è partito il coro: Abascal che accusa Sánchez di aver “convocato” i migranti per calcolo elettorale, la destra italiana ed europea compatta contro Madrid.
Ma la lettura più interessante è un’altra e riguarda il Marocco. Il 20 luglio Sánchez è volato in Algeria, storica rivale di Rabat sul dossier Sahara Occidentale, e primo fornitore di gas della Spagna. Fonti marocchine hanno ammesso, a mezza bocca, che le autorità di Rabat “hanno lasciato passare” i migranti diretti a Ceuta.
Non è la prima volta: già nel 2021 il Marocco usò lo stesso schema per punire Madrid su questioni diplomatiche. Se fosse confermato, staremmo parlando di migranti usati come leva geopolitica da uno Stato terzo, e l’Europa intera che ci casca, litigando tra sé invece di guardare a chi tira davvero le fila.
Questa è la fotografia dell’Europa di oggi. Da una parte un populismo di destra sempre più globale, che trasforma una tragedia umana in contenuto virale e in arma contro un governo di segno opposto. Dall’altra, un campo moderato che si indigna ma non riesce a costruire una vera politica migratoria comune, lasciando che ogni crisi diventi un’occasione per litigare tra Stati membri invece che per rafforzare Frontex e i corridoi legali. Nel mezzo, persone che muoiono in mare mentre noi discutiamo di chi ha ragione su Twitter.
L’Europa oscilla pericolosamente tra il populismo che sfrutta la paura e l’immobilismo moderato di chi ha paura di fare qualsiasi cosa per non perdere i propri privilegi. Non è neutralità. È una scelta politica precisa, e ha un costo che si misura in vite umane.


