Oddio è lunedì #274 – Gli alieni esistono. Ma non sono gli stessi per Trump e Spielberg.

C’è un sito del governo degli Stati Uniti che si chiama Aliens.gov. Sfondo nero, testo verde fosforescente, grafica da film di fantascienza degli anni ’90. Recita: “Per 60 anni il governo ha mantenuto un segreto. Gli alieni hanno camminato in mezzo a noi, vissuto nei nostri quartieri, frequentato le stesse scuole dei nostri figli. Con un’eccezione: loro non sono di qui.

Se pensate che stia parlando di marziani, siete caduti nella trappola. Stiamo parlando di immigrati. Benvenuti nell’America di Trump, dove la propaganda ha smesso di fare anche finta di essere seria.

Il doppio senso è calcolato alla perfezione. In inglese “alien” significa sia extraterrestre che straniero, e la Casa Bianca ha deciso di usare questa ambiguità come grimaldello retorico. Il risultato è un portale governativo che invita i cittadini americani a “segnalare alieni sospetti” con un tasto rosso che rimanda direttamente all’ICE. Una denuncia anonima a portata di pollice. La caccia all’uomo gamificata.

I dati raccontano una storia diversa da quella di Trump. Nel periodo ottobre-novembre 2025, il 73% delle persone finite in custodia ICE non aveva alcuna condanna penale. Il 47% non aveva nemmeno accuse pendenti.

I “peggiori criminali” di cui parla il presidente sono, per quasi la metà, persone che non hanno fatto nulla. Ma la narrativa degli “alieni pericolosi” regge lo stesso, perché è costruita sulla paura, non sui fatti.

E qui entra in scena Steven Spielberg. Dal 10 giugno esce al cinema Disclosure Day, il suo nuovo film di fantascienza. Una vasta cospirazione governativa per nascondere l’esistenza di esseri non umani che vivono tra noi.

Il trailer chiede: “Se ti dimostrassero che non siamo soli, avresti paura?” È una domanda cinematografica. Ma qualcuno alla Casa Bianca sembra averla presa come un manuale operativo. La tempistica è imbarazzante.

Mentre Spielberg costruisce un thriller sulla verità nascosta sugli extraterrestri, Trump lancia un sito che usa esattamente la stessa estetica, ovvero il segreto svelato, il “loro camminano tra noi”, la mappa degli avvistamenti, per parlare però di immigrati. Non è un omaggio. È un furto di immaginario collettivo al servizio della demagogia.

Ma c’è un terzo elemento che completa il quadro, e che viene raccontato molto meno. Mentre Aliens.gov raccoglie clic e polemiche, il dossier Iran langue senza soluzione. Lo stallo diplomatico, le trattative che non decollano, le promesse elettorali sul nucleare iraniano che si scontrano con la realtà.

Gli alieni, quelli veri, quelli spaziali, quelli di Spielberg, insomma, arrivano al momento giusto per spostare l’attenzione. Non è un complotto. È la politica dello spettacolo, praticata con una certa maestria.

Quello che colpisce non è tanto la malafede, quella era già scontata, quanto la qualità estetica della propaganda. Aliens.gov è fatto bene. È ironico quasi involontariamente, strizza l’occhio alla cultura pop, usa il linguaggio dei meme. È la disinformazione che si mette il costume da Matrix e dice: guardami, sono divertente.

E funziona, perché nella confusione tra l’alieno di Spielberg e l’alieno di Trump, l’immigrato in carne e ossa sparisce dalla scena. Diventa un concetto. Una categoria. Un punto su una mappa. Quella mappa, tra l’altro, conta già milioni di “avvistamenti”. Il sito tiene il conto in tempo reale, come un videogioco. Ogni arresto è un punto. Ogni deportazione, un livello completato. Non c’è nessuna storia dietro quei numeri, nessun volto, nessuna famiglia. Solo un contatore che sale. Quando trasformi le persone in alieni, puoi smettere di trattarle come persone.

Spielberg, nel frattempo, ha dichiarato di credere oggi molto più che nel 1977 che non siamo soli nell’universo. Trump, evidentemente, la pensa diversamente: siamo soli, e chi è arrivato dopo deve pure andarsene. Il cinema americano guarda il cielo e si chiede cosa ci sia là fuori. La politica americana guarda a terra, traccia nuovi confini e decide che i vicini sono alieni.

È la stessa parola, usata in direzioni opposte: una apre il mondo, l’altra lo chiude. E mentre i due si contendono l’immaginario collettivo di un Paese in declino, da qualche parte su una mappa qualcuno scompare davvero.

Altri articoli