Nell’incontro svoltosi il 15 agosto 2025 ad Anchorage in Alaska, tra Donald Trump e Vladimir Putin, la scenografia è stata impeccabile. Carri armati, jet militari e tappeti rossi hanno trasformato ciò che avrebbe dovuto essere un duro confronto strategico e politico sulla situazione internazionale in un rituale di legittimazione. Ed è indubbio che al di là dell’apparenza, i risultati sono stati pressoché nulli e stratificati di ambiguità.
1. Assenza di risultati concreti
L’obiettivo dichiarato — una tregua immediata in Ucraina — non è stato raggiunto. Le dichiarazioni di Trump e di vari analisti internazionali convergono: non c’è stato alcun accordo formale, né sul cessate il fuoco né su un’intesa che porga rimedio all’aggressione russa.
2. Putin si riallinea al centro della scena globale
Come ha osservato l’agenzia Associated Press, Putin è riuscito a riproporsi con successo sulla scena mondiale, grazie a una cerimonia che lo ha avvolto di prestigio istituzionale, pur essendo sotto mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale. Un altro organismo internazionale delegittimato dalle mosse di Trump. Le analisi pubblicate sul Washington Post e sul Financial Times non trasmettono ottimismo: descrivono il summit come un capolavoro propagandistico per Mosca ed un’occasione persa per l’Occidente. Un immagine realizzata dall’intelligenza artificiale e che gira sui social e sulle chat ritrate Putin che porta a spasso Trump come fosse Dudu, lo storico cagnolino di Silvio Berlusconi.
3. Gli Stati Uniti in difficoltà, l’Europa ancora più isolata
Donald Trump ha evitato di insistere su una tregua immediata, orientandosi piuttosto verso la proposta di un generico “accordo di pace”. Questa posizione alimenta critiche sulla sua mancanza di fermezza e sul rischio di normalizzare la guerra. L’assenza di una rappresentanza ufficiale ucraina o dell’Unione Europea al tavolo ha reso l’incontro ancora più sbilanciato ed inutile. Nonostante Trump abbia poi relazionato gli alleati della NATO, nessuno saprà mai se quanto riportato dal Presidente USA siano cose oggettive o reinterpretazioni personali e strumentali. Il rischio è che potremmo scoprirlo quando ormai sarà troppo tardi.
4. Simboli vuoti, costi reali
Steve Witkoff, inviato speciale, ha evocato presunti progressi sull’impegno russo a concedere garanzie di sicurezza “in stile NATO”. Ma si tratta di formule inconsistenti: nessun impegno militare vincolante, nessuna fine alle ostilità, nessuna garanzia che Putin rispetterà ciò che avrebbe “accettato”. Come nota il Wall Street Journal, è stato più un gioco di prestigio che una svolta diplomatica.
Il popolo di Tel Aviv ci chiama tutti in Piazza contro gli autocrati
Quasi in contemporanea, a Tel Aviv decine di migliaia di persone hanno invaso le piazze, sventolando foto di bambini affamati e chiedendo — con determinazione e dolore — la fine del genocidio nella Striscia di Gaza. La parola “genocidio” non è stata un commento emotivo, bensì una gravissima qualificazione adottata da esperti, organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative. Ormai sempre più persone utilizzando la parola genocidio per descrivere il massacro di Gaza. La storia lo ricorderà per quello che è: un massacro di bambini, donne e uomini senza che ci sia un esercito a combattere per la loro difesa.
Questa mobilitazione spontanea è l’opposto dell’apatia diplomaticamente orchestrata: è un atto di responsabilità civile che interpella la moralità delle scelte politiche internazionali. Mentre ad Anchorage si è giocato a fare i finti statisti sulla pelle dei morti, nelle strade di Tel Aviv si chiedeva – senza mediazioni — un chiaro cessate il fuoco e la fine della sofferenza. Questo è senz’altro l’atto politico più importante dall’inizio della guerra.
Di fronte al vuoto politico e strategico del summit in Alaska, la verità più potente è quella che viene dal popolo di Israele che pur ferito ha chiesto in centinaia di migliaia lo stop al genocidio e alle violenze.
In Europa non possiamo più aspettare che siano i nostri leader politici ad assumere decisioni che non sono stati capaci di prendere in questi anni. Spetta anche ai nostri popoli, al popolo europeo, scendere in migliaia nelle piazze per far sentire la nostra voce e per ribadire che la vera autorevolezza nasce dall’azione, non dal cerimoniale.
